Erano già diversi giorni che degli uomini di una ditta di traslochi portavano dei mobili nell'appartamento sopra il mio.
Chissà chi ci verrà ad abitarci in quell'appartamento vuoto da più di un anno - pensavo incuriosito - sicuramente la solita famiglia chiassosa e numerosa come tutte le altre presenti nel palazzo.
Terminato l'andirivieni degli operai per alcuni giorni non udìi più nessun rumore, fino a quando finalmente un giorno incontrai nell'ascensore il mio nuovo vicino.
Era una signora di circa 40-45 anni ben portati, alta, capelli neri e con un fisico non male.
Il nostro primo incontro non fu di molte parole, anzi a malapena ci salutammo e ci scambiammo il benvenuto.
Pensai che forse non aveva tanta voglia di socializzare e quindi decisi di non assillarla più con le mie galanterie.
In fondo ero solo un ragazzo di 28 anni ed io per lei potevo essere tranquillamente suo figlio.
Passarono diversi giorni senza vederla, nonostante che io facessi di tutto per poterla incontrare.
I miei pensieri erano sempre rivolti a lei, al suo corpo, alle sue tette e al suo bel culo tondo.
E tutte le volte che pensavo a lei il mio cazzo prontamente cominciava a diventare duro, fino al punto che per placare il mio desiderio finivo sempre per masturbarmi.
Beato chi ti scopa - rimuginavo tra me e me, con un po' d'invidia.
Fino a quando una sera, tornando a casa sotto un diluvio equatoriale, la vidi ferma sotto la tettoia dell'autobus a una decina di metro dal nostro portone di casa.
Pensai: "Ecco finalmente l'occasione che aspettavo, così la posso avvicinare e con la scusa dell'ombrello posso chiederle di accompagnarla fino a casa."
Mentre mi avvicinavo frettolosamente a lei, sentivo il mio cuore battere freneticamente insieme a un tremore incontrollabile delle gambe. Mi sembrava di essere un ragazzino quindicenne al suo primo appuntamente con una ragazza.
Sbucai dietro di lei e le dissi: "Buonasera, ehhm vuole.... uhmm.. un passaggio sotto il mio ombrello?
Oh buonasera, grazie ma ormai sono quasi arrivata - rispose aumentando il passo verso casa.
Allora ci bagniamo insieme - aggiunsi, e chiudendo l'ombrello la seguii silenziosamente.
In ascensore ci scambiammo qualche sguardo, qualche sorriso e i soliti commenti sulla pioggia.
l'ascensore si fermò al mio piano, uscii e la salutai.
Niente da fare, pensavo, evidentemente non voleva compagnia.
Entrato in casa mi spogliai e iniziai a prepararmi la cena.
Improvvisamente suonò il campanello della porta, andai ad aprire e appena alzai lo sguardo rimasi di pietra.
Era Sara, si proprio lei la mia nuova vicina.
Ero talmente eccitato che a stento la salutai, il mio sguardo a fatica si scollava dal suo corpo: indossava una tuta da ginnastica aderentissima che metteva in risalto le sue tette e i suoi fianchi.
Con un sorriso abbagliante Sara disse "Appena sarai ritornato sulla terra vorrei chiederti una cortesia se posso."
Dopo alcuni attimi di confusione e d'imbarazzo le dissi "Si certamente, scusami entra, cosa posso fare per te?
In realtà avrei voluto dirle: ...... dove lo vuoi il mio cazzo duro?
E lei aggiunse: "Scusami ma entrando nel mio bagno mi sono accorta che la luce non si accende più. Potresti venire su e darci un'occhiata?
Anzichè invitarmi a bere qualcosa su da lei, mi ha cercato solamente per risolverle un problema elettrico, pensavo, e va bene facciamo questo piacere per il buon vicinato.
Ok, andiamo a vedere cos'è successo - le dissi.
Appena entrato in casa sua mi accompagnò in bagno e disse: "Ecco vedi non si accende più, e tutto buio. Come faccio adesso senza luce fino a lunedì?
Non ti preoccurare credo sia solamente la lampadina bruciata, ne ho una di scorta la vado a prendere subito.
Non presi neppure l'ascensore per scendere giù, e in un batter d'occhio tornai su e le cambiai la lampadina.
Grazie sei stato molto gentile, perchè non ti fermi cinque minuti vorrei offrirti qualcosa da bere. Non ti va?
Si, ok - risposi immediatamente.
Ci sedemmo sul divano, uno a fianco dell'altro.
Ogni tanto allungavo furtivamente lo sguardo dentro la sua scollatura, ed ammiravo frettolosamente tutto quel ben di Dio.
Allora parlami un po' di te - le dissi alzando lo sguardo facendo finta di nulla.
C'è poco da sapere di me, sono divorziata da pochi mesi, sono sola e cerco di dimenticare la mia vita passata di New York. Per questo mi sono trasferita qui a Los Angeles.
Ecco ho già fatto la mia gaffe, pensavo, le ho ricordato il passato, il suo ex marito....
Non ti preoccupare, ormai è acqua passata - rispose - .... invece parliamo un po' di te, lo vedo come mi osservi, che mi spogli con il tuo sguardo. Sei un bel ragazzo sai...., ma dimmi da quanto tempo è che non fai sesso? Sai noi donne di una certa età abbiamo un sesto senso per queste cose.
Veramente io....., beh..., ho una ragazza con la quale ci vediamo ogni tanto, sai lei studia e io lavoro, sii.... qualche volta ogni tanto ...
Riuscivo solamente a balbettare, e nello stesso tempo cercavo di non perdere la calma apparente, però Sara mi aveva stregato.
Improvvisamente Sara si avvicinò a me, prese la mia mano e la mise sulla sua tetta dentro la sua scollatura, e disse: "Il week-end è lungo, fuori piove e vedrai come ci divertiremo se staremo insieme a casa mia. Ti farò tante cose nuove che ti faranno impazzire.
Poi l'altra sua mano s'infilò tra le mie gambe e iniziò ad accarezzarmi il cazzo.
Ci baciammo appassionatamente, la sua lingua era come un fulmine: un momento mi penetrava in bocca e un attimo dopo mi leccava e mi succhiava l'orecchio.
Presi dall'eccitazione ci spogliammo rapidamente gettando a terra i nostri vestiti.
Poi Sara si mise in ginocchio davanti a me, afferròo con una mano il mio cazzo e lentamente iniziò a farla scivolare su e giù scoprendo completamente la mia cappella.
Con la lingua cominciò a leccarmi la punta bagnata di precum, poi spalancò le labbra calde e umide, avvolse la cappella e lentamente ingoiò il mio cazzo.
Rilassati, non ti agitare, non vorrai mica venire subito - disse alzando per un attimo lo sguardo verso di me.
In realtà io ero già pronto a sborrarle in bocca.
"Uhmmmmm, sei fantasticaaaaaaaaa, mio Dioooooooo se continui così non resisto a lungooooooooo. Ti prego non ti fermareeeeeeee!!.
La sua mano continuava a scivolare su e giù lungo il cazzo, mentre con l'altra si masturbava la sua figa.
Più io ansimano e più lei si dimenava inarcando la schiena.
Poi ad un tratto con una mano mi afferrò le palle tenendole strette, mentre con un dito dell'altra mi penetrò improvvisamente il mio ano.
Ahhhhhhhhhhhh, cazzoooooooooo cosa faiiiiiii - le urlai - uhmmmmmm, ooooohhhhhhhhhhh.
Non ti preoccupare è normale che all'inizio faccia un po' male, poi però........ uhmmm..........aaaaahhhhhh!!
Adesso rilassati e vedrai come godiiiiiiiii - ribattè di nuovo Sara penetrandomi con un secondo dito e spingendoli tutti e due fino in fondo.
Ohhhhhhhhh, siiiiiiiiiiiiii godoooooooooooooo ..........., succhiami tutto, sto sborrandooooooooooooo!! Non ti fermareeeee, vengooooooooooooooooooooooooo!!
Sentivo la sua bocca succhiare la mia sborra calda che usciva dalla cappella, le sue labbra erano incollate come una grossa ventosa, ed io continuavo a sparare schizzi di sborra dentro di lei.
E' fantastico, uhmmmmmmm, è bellissimoooooo, sei adorabile - le dicevo tra un lamento e l'altro - ohmmmm, così ingoia fino all'ultima gocciaaaaaaaaaa!!
Dopo alcuni interminabili minuti di piacere e di silenzio Sara sottovoce mi disse: "Allora come inizio cosa ne pensi? Dai coraggio, raccontami, dimmi un po' quali sono i tuoi desideri più sfrenati, le tue fantasie più morbose, così potrò soddisfarti."
Mi vergogno un po' a parlarne così apertamente... - le risposi - .... sai un mio sfrenato desiderio erotico era proprio quello di fare sesso con una donna matura come te. E quando dico fare sesso intendo quello vero.
Ho capito perfettamente sai - mi disse - ...... confessa deisderi essere sottomesso a una donna, una vera dominatrice magari vestita con lingerie sexy, vero?
Aveva fatto centro: avevo sempre desideravo di essere scopato da una donna forte, autoritaria e che a letto fosse lei a condurre i giochi, e che naturalmente indossasse biancheria sexy nera, collant autoreggenti e tacchi alti a spillo.
E' vero lo ammetto, ........ ho sempre desiderato ciò che mi hai appena detto - le dissi.
A quel punto Sara si alzò e mi disse - Penso ti poterti accontentare, anzi posso fare molto di più, aspettami qui e non ti muovere.
E chi si muove, fossi matto.
Si alzò e andò dritta in camera sua.
Trascorsero diversi ed interminabili minuti, poi Sara ritornò in sala: indossava una lunga vestaglia di pizzo nero, calze nere e tacchi a spillo: era uno schianto.
Il mio cazzo ricominciò immediatamente a ridare segni di impazienza.
Allora è questo che desideri? E' così che mi immaginavi? Voi uomini siete tutti uguali, basta farvi vedere una calza nera, una gepiere con tacchi a spillo, e voilà siete già assatanati.
Ok però adesso devi lasciar fare tutto a me, e quando dico tutto deve essere proprio tutto - mi disse con un tono autoritario.
Ero talmente eccitato da quella visione sexy ed erotica che mi sarei masturbato in quello stesso momento, ma il mio unico desiderio era quello di andare fino in fondo con lei: volevo scoparmela tutta.
Si sei fantastica, fatti leccare tutta, fammi leccare i tuoi piedi fino ad arrivare alla tua fighetta, sarò il tuo devotissimo schiavo - le dissi inginocchiandomi davanti a lei.
Lo immaginavo che tu fossi un bel porcello, ed è per questo che voglio divertirmi con te. Non ti preoccupare ti farò godere come non mai.
Poi con gesti sensuali si sfilò un piede dalla scarpa e lo avvicinò alla mia bocca, e strusciandolo sulla mia faccia disse - Dai leccami le dita, fammi sospirare, voglio eccitarmi.........., voglio bagnarmi tutta!!
Aprii la mia bocca e strinsi dolcemente il suo piede tra le mie labbra, mentre con la lingua le leccavo sotto le dita: il collant in bocca mi procurava uno strano piacere, così morbido e così liscio.
Intanto Sara allungò la sua mano sotto la vestaglia ed iniziò a masturbarsi e a gemere.
Siiiiiiii, così bravo, continua così, uhmmmmmm........ - ansimava, mentre io con le mani accarezzavo le gambe lentamente sempre più in su.
Ahh, ahhh, fermo lì!! - mi disse - Prima tocca a me divertirmi e poi se sarai ubbidiente toccherà a te.
E senza aggiungere altro con la punta del piede mi spinse all'indietro.
Vieni andiamo in camera, così staremo più comodi.
Come un cagnolino devoto la seguii in silenzio fino in camera.
Ora mettiti qui in ginocchio per terra e sdraiati sul letto - mi disse.
Poi da un cassetto prese due lunghi lacci di cuoio dove alle estremità c'erano delle polsiere e delle fibbie.
Mi legò saldamente i polsi uno da un lato e l'altro dall'altro lato del letto: praticamente così immobilizzato potevo solamente girare la mia testa. Ero completamente suo prigioniero.
Ero eccitatissimo perchè i miei sogni stavano diventando realtà.
Una cosa era certa, non so fino a che punto quella sera io e Sara ci saremmo spinti.
Adesso rilassati e goditi la mia sorpresa - disse Sara.
Si girò di spalle e lentamente fece scivolare per terra la sua vestaglia: indossava un corpetto nero con tanto di perizona che metteva in risalto il suo bel culo.
Si fletteva in avanti fino a toccare il pavimento con le mani, poi lentamente si tirava su accarezzandosi le gambe.
Legato in quel modo non potevo far altro che guardarla, mentre il mio cazzo era talmente duro che sembrava volesse esplodere.
Ti prego Sara sto impazzendoooooooo, voglio scopartiiiiiiiiiiii.
Senza dire nulla si mise dietro di me tra le mie gambe, e con la mano iniziò ad accarezzarmi tra le natiche.
La sua mano scese lentamente giù fino ad afferrare le mie palle, poi improvvisamente con il suo pollice mi penetrò l'ano facendomi sobbalzare di colpo.
Uhhhhhhhhhhhhhhhmmmmmmmm. Siiiiiiiiiiii sono il tuo schiavo, il tuo umile servo - urlavo.
Poi all'improvviso sentii la sua calda ed umida lingua leccare il mio ano, prima tutto intorno e poi sempre più dentro.
La sua saliva mi colava giù tra le mie gambe, mentre Sara continuava nella sua tortura.
Finalmente si alzò e si mise in piedi davanti a me.
Alzai lo sguardo e finalmente potevo ammirare le sue tette che sporgevano fuori dal corpetto di pizzo nero, poi Sara con una mano si accarezzò un capezzolo turgido ed eretto.
Istintivamente con lo sguardo andai a cercare cosa stesse facendo con l'altra mano.
Ohhhhhhhhhhh..!! Cazzooooooooooooooooo. Con l'altra mano Sara teneva saldamente un grosso cazzo finto: indossava uno strapon lungo almeno 25 centimetri e grosso, maledettamente grosso.
Ti avevo avvertito che ci saremo divertiti: la vuoi la tua padrona, vuoi essere lo schiavo, questo è il prezzo da pagare.
Senza aggiungere altro si mise di nuovo dietro di me, allungò la mano e prese dal solito cassetto un tubetto di plastica.
Girai nuovamente la testa e vidi che Sara stava spalmando amorevolmente del gel sul suo grosso cazzo, e poi ne mise un bel po' anche sulla cappella.
Ti prego Sara, non volevo arrivare fino a questo punto, aspetta...., non voglio farmi sfondare il culo, mi farai tanto maleeeeeeeee!!
Non sapevo più cosa mi stava succedendo: implorare di smetterla, o fingere di non volerlo fare.
Sara non curante delle mie suppliche si inginocchiò tra le mie gambe, fece colare del gel tra le mie natiche fino al mio buco del culo, e infine ci appoggiò sopra la grossa cappella.
Adesso ti devi rilassare e lascia fare tutto a me. Goditi la tua prima inculata fino in fondo, stai tranquillo che alla fine godrai come un maiale.
Con le mani mi teneva spalancate completamente le natiche, e iniziò a spingere la cappella dentro di me.
Nooooooooooooo ferma, non farlooo, è troppo grosso!! Mi fa maleeeeeeeeeeeeee, cazzooooooooooo mi stai sfondando tuttoooooo!!
Ma lei nulla, e in silenzio continuava a spingere sempre di più.
Più spingeva e più il bruciore aumentava, sentivo il mio ano che lentamente si dilatava fino quasi a lacerarsi.
Non resistere, rilassati - diceva Sara con un certo ghigno di soddisfazione - ora prova a spingere in fuori come se dovessi fare la cacca. Dai siiiiiiiiiiii cosìì! Sta per entrare dentro, spingiiiiiiiiiiiiiii!!
Presi un po' di fiato ed ubbidii, e non appena rilassai i muscoli del mio ano spingendolo verso di lei, Sara diede una spinta così forte che la cappella entrò tutta dentro di me.
Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh, mio Diooooooooooo, che doloreeeeeeeeeeeeeeee. Cazzo com'è grossooooooooooooo!!1 Ohhhhhhhhhhhh, mi stai sfondando tuttoooooooooooo!!
Cosa ti avevo detto che sarebbe stato fantastico - aggiunse.
Il suo cazzo era talmente grosso che non riuscivo neppure più a stringere il mio ano.
Poi Sara si fermò per alcuni secondi, e subito dopo spinse fino in fondo il suo cazzo tutto dentro di me.
Stai godendo non è vero? Non pensavi fosse così eccitante e perverso. Adesso ti scopo fino a farti godereeeeeeeeee.
Mi sentivo completamente impalato, il suo grosso cazzo sembrava arrirare fino al mio stomaco. Era veramente lungo e grosso.
Sotto i suoi colpi di reni, sentivo le sue palle sbattere sotto contro le mie, e questo faceva aumentare ancora di più il piacere.
Siiiiiiiiii spingilo tutto dentro, sfondami, uhhmmmmmmmmmmm............ è fantastico - gridavo - sono il tuo schiavo devoto, inculami ti pregooooooooo, fammi godereeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!
Sara aumentò il ritmo della penetrazione, avanti ed indietro, dentro e fuori, fuori di nuovo e d'improvviso tutto dentro fino a quando non resistendo più iniziai a sborrare.
Siiiiiiiiiiiii, che bello, sto sborrando tuttoooo..........., uhmmmmmmmmmm, ohhhhhhhhhhh......... vengooooooooooooooo!!
Sotto i suoi colpi il mio cazzo impazzito sborrava ovunque: tra le mie coscie, sulla mia pancia, sulle mie ginocchia.
Finalmente Sara si fermò, e poi lentamente tirò fuori dal mio ano il suo cazzo.
Scommetto che sei senza parole - disse - ti ho garantito il divertimento e come vedi mantengo le mie promesse.
Oh Sara sei stata fantastica, non credevo di impazzire così tanto - le risposi - mio Diooooooooo.
Il mio ano sfondato continuava a pulsare, il dolore era completamente sparito e il desiderio di rifarlo era fortissimo.
Sara mi liberò dai lacci e disse: Se non ti dispiace adesso vorrei essere scopata, poi riprendiamo con i tuoi desideri.
Mi sdraiai sul letto e Sara, dopo essersi liberata dal suo enorme cazzo, iniziò a leccarmi e succhiarmi il cazzo rifacendolo diventare nuovamente eretto e duro come prima.
Adesso voglio che tu mi prenda da dietro, voglio sentire il tuo cazzo penetrare la mia fighetta e poi riempirla di sperma.
Siiiiiiiii, dai forza che ho un'altra sorpresa per te!!.
Il mio cazzo era talmente duro e voglioso che appena si avvicinò alla sua figa entrò dentro come un treno impazzito.
Ohhhhhhhhhhhh siiiiiiiiiiii così, dai Mark spingi più forte, uhmmmmmmmmmmmmmmm.......... fammi godereeeee!!
Ero talmente eccitato che non riuscivo più a controllare le mie spinte, ero in preda ad una strana voglia di fare tutto e di più.
Mentro la penetravo con le mie mani le accarezzavo le tette, le stringevo i capezzoli turgidi facendola gemere come una troia.
Sara vengoooooooooo, sto per sborrareeeeeeeeeeee, ti riempo tutta la figa di sborraaaaaaaaaaaaaa!!
Siiiiiiiiiii, dai vieniiiiiiiiiii, non ti fermareeeeee, godo anch'iooooooooooooooo!!
E finalmente iniziai a sborrare dentro la sua figa calda e accogliente, riempendola fino all'ultimo schizzo.
Dopo alcuni istanti di sublime piacere, Sara mi ordinò di sdraiarmi immediatamente sul letto.
E con mossa felina si mise a cavalcioni sopra la mia faccia.
Per un attimo rimasi immobile, cercando di capire cosa volesse fare, poi strinse la mia faccia tra le sue coscie e disse: Adesso leccami tutta la figa e puliscila bene, apri la tua bocca e ingoia tutto il tuo spermaaaaaaaaaaaa. Vedrai come ti piacerà.
Inizialmente rifiutai di fare quello che mi aveva appena detto, ma messo in quella posizione e dovendo anche respirare non appena aprii la bocca Sara rilasciò tutto quello che era dentro la sua figa.
Più si contraeva e più fuoriusciva la mia sborra.
Lentamente aprii la bocca e appena cercai di tirare fuori la lingua, un getto di sborra entro nella mia bocca.
L'idea di ingoiare il mio sperma mi riluttava non poco, anzi sinceramente mi faceva un po' ribrezzo.
Ma poi quel gusto di agro-dolce e un po' salato iniziò a piacermi e senza tante storie ingoiai tutto.
La mia lingua leccava e penetrava la figa gocciolante di Sara, e più la leccavo in fondo e più colava sperma sulle mie labbra.
Sara si dimenava continuamente con movimenti lenti di bacino, spargendo tutta la sborra sulla mia faccia.
Mark ora che mi hai pulito a dovere la mia figa possiamo rilassarci un po', così poi possiamo continuare a divertirci - disse con enorme soddisfazione - il weekend è appena iniziato.
Io mi sentivo tutta la faccia imbrattata di sborra, e a fatica riuscivo a tenere gli occhi aperti.
Sara mi aveva sconvolto la vita.
Sara comunque è una donna fantastica e con lei sono disposto a fare di tutto, ma questa sarà un'altra storia.
21/08/07
16/02/07
Storie Sesso lesbico: Le Sorelle Di Lot
È certamente piacevole crogiolarsi oziosamente nell'accogliente struttura turistica di Sharm el Sheik, ma dopo qualche giorno, dato il mio carattere ero alla ricerca di qualcosa di diverso, di nuovo. La mia ansia di conoscere mi rendeva irrequieto.Ahmed Ben Ammi, il proprietario-gestore del bazar di souvenirs con quale avevo fatto subito conoscenza, e posso dire che eravamo entrati in quella particolare cordialità che ogni tanto lega il turista alla gente locale, fino a chiamarla amicizia, mi aveva detto, dapprima, di fare un salto al Cairo, in aereo, ovviamente, ma gli avevo risposto che lo conoscevo abbastanza bene. Volevo vedere qualcosa di nuovo."Perché non andare in auto al Blue Desert?""Cos'è, sabbia blu?""E' una vasta aera di pietre, rocce, che nel 1980 il Belga Jean Brame, di pinse di blu, quel blu che usano i caschi blu dell'ONU, che viene detto 'blu pace'. Lo ha fatto proprio per richiamare l'attenzione sulla pace, in questa terra che di pace ne conosce poco, da sempre.""Non è una cattiva idea. E cos'altro potrei vedere?""Anche la Blu Hole, una specie di grotta azzurra con uno splendido fondale, per non parlare di Dahab e della sua sabbia. Sai, Dahab significa oro. E poi potresti andare alla Montagna di Mosé, il Gebel Musa, e arrampicarti lungo i quattromila gradini che conducono a quota 7498 piedi. E' il cammino di Mosé, Path of Moses, Sikket Saydna Musa, con a destra e manca i cespugli di spine, i seneh, di cui parla la tua Bibbia, come quello del roveto ardente. In alto, vicino al Monastero di santa Caterina, potremo riposare al piccolo Salam Hotel.""Potremo? Perché, verresti anche tu?"Mi batté la mano sulla spalla, sorridendo."Come potrei lasciarti solo. Ti perderesti.""Potremmo noleggiare un'auto con autista.""Perché, la mia Land Rover non ti piace, o non ti piace il modo come guido?""Questo te lo potrò dire dopo che avrò conoscenza di entrambe le cose. Sia chiaro, comunque, che ogni spesa sarà a mio carico.""E' il minimo.""E come farai col tuo bazar?""Ci penserà mio cugino."Era cominciato così, ed ora siamo a prendere fiato lungo il Path of Moses.Ahmed era una guida perfetta, e gli chiesi come mai conoscesse così bene luoghi ed eventi, richiami storici, e perché non utilizzasse questo suo sapere come preziosa guida."Perché non è il mio mestiere, e perché molti turisti, quasi tutti, di ascoltano distrattamente, con qualche curiosità, a volte, ma raramente con interesse. Sarebbe la classica voce nel deserto.Mi piace la mia terra e la mia gente, e credo che gli eventi si susseguano, si ripetano, nel tempo, ed io voglio conoscere il passato, per sapere il presente e prevedere il futuro."Lo seguivo con attenzione, avvinto dal suo racconto, incantato come i bambini che avevo visto intorno al vecchio affabulatore in un ombroso cortile di Marrakesh."Vedi, forse è il destino del mio nome, Ben Ammi, della mia storia che a qualcuno farà arricciare il naso, perché certe cose devono restare nascoste. Ogni casa ha i suoi scheletri nell'armadio. Ma io non voglio scheletri, accetto gli eventi, perché se sono accaduti significa che dovevano accadere, e l'uomo nulla avrebbe potuto fare per evitarli.Devi tornare con la mente a più di trent'anni fa, prima della mia nascita. La mia famiglia era perseguitata, la mia casa fu distrutta. Unica colpa e di voler difendere la nostra terra. Solo un giovane figlio e due sue sorelle, riuscirono a sfuggire al massacro e si rifugiarono in un anfratto della roccia. Avevano poche cose, qualche animale. Aran usciva qualche volta, di notte, a cercare qualcosa da mangiare a riempire la ghirba al pozzo più vicino. Lasciava le sorelle nella grotta, raccomandando loro di non uscire, per nessun motivo.I persecutori scorrazzavano predando, distruggendo, uccidendo.Nello spazio angusto della caverna i tre giovani speravano di sopravvivere.Aran, stanco per le scorrerie della notte, dormiva sulla vecchia coperta che serviva per tutti e per tutto. Era discinto. Giovane, bello. Certamente sognava qualcosa. Il suo sesso si ergeva poderosamente, come a sfidare il cielo. Maaca e Acsa lo guardavano affascinate, vogliose, impazienti, smaniose. La loro esuberante natura esigeva la conoscenza del maschio, e quello era l'unico.Erano sedute accanto al fratello, ed erano tormentate dal turbamento delle loro viscere, dal richiamo dei sensi, le esigenze del sesso.Maaca, timorosa e insicura, allungò la piccola mano e lo toccò appena. Scese lentamente lungo la vigorosa asta e carezzò i testicoli sentendo che si muovevano piano. Vivevano. L'espressione di Aran non mutò. Lei divenne più ardita, forse imprudente, risalì al glande e lo strinse nella mano. Le grosse vene pulsavano, e quel fremito si ripercuoteva in lei, nel suo grembo. Acsa la guardava sgomenta. Invidiosa, gelosa. Quello era loro fratello. No, era un maschio, bellissimo, desiderabile. Sentiva già la voluttà di riceverlo in lei...Aran si mosse appena, Maaca si fermò un attimo, poi riprese la sua voluttuosa carezza. Ancora un poco. D'improvviso, staccò la mano dal sesso del fratello e la portò a frugarsi tra le sue gambe.Quando Aran si svegliò, tutto sembrava procedere come al solito.Quella visione, però, quel contatto, avevano sconvolto Maaca e confuso Acsa. La prossima volta anche lei avrebbe voluto azzardare lo stesso toccamento, e già, con la manina aperta, le sembrava di carezzare il sesso del fratello, del maschio.Fu l'indomani che, come sempre, al ritorno nella grotta, Aran si sdraiò per riposare, ma prima si soffermò a guardare le sorelle, fissandole, come se gli occhi volessero passare attraverso le leggere vesti che indossavano sugli acerbi corpi nudi. Si fermò un istante a riflettere, Acerbi? Non più, erano due splendidi frutti maturi, in attesa di essere colti e assaporati. Era la prima volta che si eccitava nel contemplare le sorelle. E quando s'allungò sulla coperta il sonno (?) lo sorprese col suo obelisco svettante.Acsa e Maaca gli furono subito vicine. Fu Acsa ad allungare la mano, decisa e meno cauta della sorella. Era bello accarezzarlo, più di quanto immaginasse, e seguitando a fissarlo, lo immaginava in sé, meravigliosamente invadente ed appagante. Non si era accorta della sorella che, completamente nuda. andava accocavviandosi sul fratello, fissandolo con desiderio, facendo in modo che il grosso glande fosse tra le labbra della sua vagina umida e fremente. Incurante di tutto, si abbassò lentamente, ricevendolo in sé quanto poté, restando un attimo immobile e poi dondolandosi estatica, sempre più eccitata fin quando sentì invadersi da un violento getto ardente che le fece perdere la nozione di quanto stava accadendo. Né si era accorta, che Aran, l'aveva afferrata per le natiche, e ne accompagnava i movimenti.Rimase seduta sul fratello, sentendolo in sé, voluttuosamente. Quando si alzò, liberandolo dalla sua stretta, Aran sembrava dormire ancora, ma il suo viso era più bello che mai, inebriato.Acsa aveva assistito soffocando il grido che le stava per sortire dalle labbra. Avrebbe voluto dire qualcosa, fare...La sorella le fu accanto. Le carezzò il volto.Domani tocca a teE fu un attendere penoso. Sentiva lo struggimento del suo grembo. I spasmi del desiderio. Quando fu sera, e tutti erano sulla coperta che mitigava la durezza del suolo, fece in modo di essere vicino ad Aran, di percepirne il suo tepore. Sapeva che mancava poco alle sue solite uscite notturne, e voleva profittare di quei momenti. Il fratello era nudo, steso su un fianco, con la schiena a lei. Sollevò la sua veste e si avvicinò col pube a quei sodi ed attraenti glutei. Sentiva che la peluria del suo sesso lo carezzava. Allungò la mano. Ecco, quello era il sesso di Aran, e andava imbaldanzendo, lievitando a dismisura, fino a divenire un caldo nerboruto randello che palpitava tra lue piccole dita. E lo carezzò... Aran si girò di colpo, sempre con gli occhi chiusi e il respiro pesante. Si voltò anche lei. La punta di quel bastone, come una grossa impugnatura, andò a incunearsi tra le sue morbide e vellutate natiche, che si sentirono spalancare da quell'invasore possente che premeva sul suo piccolo e intimorito sfintere. Non sapeva che fare. La mano di Aran le aveva afferrato una mammella e le titillava il capezzolo che s'era indurito come il fallo che le pigiava dietro, l'altra mano del ragazzo la stava frugando tra le gambe, un grosso dito stava introducendosi in solo, solo un poco, ma quel tanto che la faceva godere pazzamente. Il glande di Aran non insisteva, ma si agitava sempre più in quel caldo ricettacolo, e tale fu il piacere che il seme si sparse tra le natiche della fanciulla, giù, tra le gambe, impiastrandole la peluria, e sembrava non dovesse mai finire.Dopo un po', Aran si alzò, indosso la veste, uscì.Si, era il suo turno.Aran era nella sua solita posizione, col fallo eretto come non mai. Chi ne avesse fissato gli occhi chiusi, però, avrebbe dubitato del suo sonno.Acsa era su di lui, le gambe aperte, impaziente. Dubbiosa che la sua piccola vagina potesse contenere quell'incredibile battaglio. La sorella, però, ne era stata capace. E' vero che era molto più robusta di lei... Comunque, doveva provare. L'averlo sentito tra le natiche la notte precedente, aumentava il timore ma ne accresceva il desiderio. Lei era più della sorella, più sessualmente esigente, non riusciva ad agire con la necessaria cautela. Per questo, cominciò a impalarsi, decisamente... Era più facile di quanto immaginasse, e un lieve doloretto iniziale andava trasformandosi in voluttà. Era meraviglioso! Aran era in lei, lo sentiva. Ed anche lui sentiva. Pur sempre con gli occhi chiusi, le aveva afferrato le mammelle e le strizzava come se volesse mungerle sentendo col suo pene le reazioni del grembo di Acsa o quel voluttuoso titillamento. Lunghe ondate di piacere andavano travolgendoli sempre più, fino al grido della fanciulla, come di cavaliere che abbia raggiunto la meta. E lei la raggiunse, trafelata e sudata, deliziosamente affranta, ricevendo dentro di sé il caldo omaggio del maschio che aveva già pallidamente conosciuto.Quel dormire mentre le sorelle lo stavano golosamente spompando durò per un certo tempo. Poi, senza parlare, le cose divennero accettate, anzi desiderate. Aran era infaticabile, sempre più vigoroso, e le due femmine non avevano di che lamentarsi.Ora era Maaca che si faceva prendere come aveva visto fare alle pecore, ora era Acsa che lo eccitava passandogli lungo tutto il corpo le sue prospere mammelle, sì che i duri capezzoli lo eccitassero pazzamente. Era il suo modo di prepararsi il banchetto.Il seme di Aran sembrava inesauribile. Era denso e dolce come il miele. La linfa che distillava dalle voraci vagine delle femmine, sapeva di ambrosia. Entrambe le cose erano il più confortevole balsamo per chi ne gustava. I sessi di quei gagliardi giovani.Non orge, no, ma gioiosa partecipazione alla prodigalità della natura, in un tripudio di ventri, natiche, mammelle, e di un unico ma sempre vittorioso signore degli abissi custoditi tra le gambe delle donne.Da una di quelle donne sono nato io. Non ho mai saputo da quale. Le chiamavo 'madre' tutte e due.E il mio nome dice tutto, Ben Ammi, il figlio del parente.Ciò mi induce a credere che mia madre sia Acsa, la minore delle sorelle, così come Ben Ammi fu chiamato il figlio della più giovane delle figlie di Lot."
10/01/07
Occhio Per Occhio, Dente Per Dente
E' tutto una gran confusione.A cominciare da me.Confusione di ruoli, di idee.Confusione politica e, soprattutto, caos esistenziale.Ciò che prevale è il disordine, la mescolanza disordinata. Questa è la vera anarchia: nichilismo reale. Un continuo aggiramento di quelli che un tempo erano definiti i "sani principi" che regolano la vita della comunità.Se tutti coloro che frequentano la Chiesa, e che, in fondo, sono una esile minoranza, dovessero seguire i dettami del cristianesimo, metà del disordine comportamentale sparirebbe.Ma io sono la meno qualificata a parlare di caos, di disordine.Sono una vera e propria 'casinara'. Da sempre. Non agisco d'impulso, anzi, ma deve esserci qualcosa in me che mi spinge a prendere l'iniziativa, a stringere i tempi. E poi, la mia cura quasi ossessiva del particolare; non mi rallenta, tutt'altro, mi fa osservare attentamente situazioni, persone, cose, atteggiamenti, espressioni, mi conduce a una spontanea e immediata analisi e mi suggerisce la sintesi, curando di essere comprensibile al massimo nel riferirla.Era più che logico che cercassi estrinsecazione e soddisfacimento delle mie caratteristiche, per cui riuscii ad entrare in un noto quotidiano come praticante. Inizi molto duri, ma poi qualche soddisfazione, come 'inviata'.Fu proprio in occasione del mio primo servizio, diciamo così, autonomo, cioè da sola e non affiancando un collega senior e titolare, che mi rivolsi a Roberto che in materia aveva una certa pratica. Gli chiesi qualche consiglio....Insomma, dopo qualche mese ci sposammo, io a ventiquattro e lui a trentadue e, in effetti, andavamo abbastanza d'accordo, perfino in materia di lavoro. Solo che, lui andava in un luogo, io in un altro, ci si vedeva non molto spesso. In ogni caso, dieci mesi dopo le nozze nacque Giulia, e per diversi mesi tornai fissa in redazione, dove spesso dovevo 'rifare' articoli sballati e sgrammaticati dei soliti 'raccomandati' politici.Tutto bene. Ogni volta che potevamo stare insieme era una parentesi di felicità. A me piaceva lui, da morire.Ed ero sicura che lui trovasse in me qualcosa di speciale che, certo, non trovava nelle squallide parentesi sessuali che sicuramente si concedeva quando era fuori. Anche se lo negava con convinzione. Questo fino a quando non gli venne offerta la titolarità dell'ufficio di corrispondenza di Tokyo.Partì dicendo che aspettava che lo raggiungessi presto.Telefonò spesso, dapprincipio, poi le sue notizie mi giunsero da altri. Ed infine anche gli altri tacquero. Lui passò a un diverso editore.^^^Giulia diciotto anni, io, Rita, quarantatrè.Ero Capo Servizio, abbastanza stimata e benvoluta.Cominciai ad accettare l'invito a cena di Simone, il condirettore, che era sui cinquanta, divorziato da tempo, con un figlio, Giacomo, coetaneo di mia figlia. Decidemmo di 'metterci insieme'. Io ne parlai con Giulia, lui con Giacomo. Fummo tutti d'accordo.La sua villetta sulla Cassia era appartata e accogliente; vasta, curata. Giulia ed io ci trasferimmo lì, ma non portammo con noi tutte le nostre cose che lasciammo nell'appartamento di Casal Palocco, proprio dall'altra parte della città.Simone era piuttosto calmo, metodico, buon organizzatore, e sapeva coordinare tutto abbastanza bene, senza creare, anzi attenuando, le immancabili frizioni che esistono in un giornale. Se c'era una irrequieta, in quella casa, ero io. Non volevo assolutamente rinunciare alle occasioni che si presentavano per fare l'inviata, quello che mi piaceva, specie quando gli eventi erano di particolare interesse.Simone non era entusiasta di questo mio dinamismo, ma mi contentava bonariamente e non mancava di raccomandarmi cautela.Ogni tanto, quindi, ero fuori casa, anche in luoghi lontani e qualche volta in situazioni difficili e non scevre di pericoli.Giacomo era al secondo anno di "Scienze della comunicazione". Voleva seguire le orme professionali paterne, ma il suo carattere e le sue attitudini, a mio giudizio, erano per lavori più orientati verso pagine letterarie che non per la cronaca o per impegnative campagne politiche, economiche, sociali.Giulia aveva scelto, di contro, 'Scienze politiche' ritenendo che fosse la strada per affrontare con cognizione di causa un impegno politico.Idee dei giovani. La vita, poi, ti porta in aree del tutto diverse.Comunque io non imponevo mai il mio punto di vista.Com'era Simone nell'intimità? Come in tutto il resto del suo comportamento nella vita. Gli piaceva la buona tavola, ma non era un mangione. Aveva i suoi piatti preferiti. Lodava la cuoca.Amava le 'chiacchierate', non le 'discussioni'.Aveva le sue idee, dalle quali non demordeva, ma ascoltava quelle degli altri, rispettandole, anche quando le detestava.Nessuna particolare impazienza erotica. Il sesso, per lui, era una componente della vita, come l'aria, l'acqua, il cibo. Necessario e possibilmente piacevole. Non era particolarmente fantasioso. Nessuna volgarità.Gradiva qualche mia attenzione, in materia, e se ne sentiva lusingato.Le sue mani erano deliziosamente capaci di darmi brividi di piacere, così le sue labbra, la lingua. Io facevo del mio meglio per ricambiare, e lui lo apprezzava. Mi penetrava dolcemente, si fermava un momento per godere le contrazioni della mia vagina, e cominciava un deciso e progressivo 'in and out' che mi conduceva ad orgasmi travolgenti e sconvolgenti. Mi piaceva da morire quando sentivo pulsare il suo fallo e poi spargere in me il suo seme caldo e balsamico.Se la posizione lo consentiva, avvicinava le labbra al mio orecchio, succhiava dolcemente il lobo, e mi sussurrava che ero stata meravigliosa. Ciò mi gratificava, mi eccitava, e a volte riuscivo a trasmette a lui la mia esaltazione per una nuova incantevole fusione dei nostri corpi e dei nostri spiriti. Gli piaceva il mio seno, baciarlo, suggerlo, addormentarsi col capo su di esso. E aveva una particolare preferenza per unire i nostri sessi in quella che credo che sia la naturale e primordiale posizione; ancestrale, istintiva, naturale. "More ferae", dice Ovidio, "come le fiere". Meno elegantemente, ma più efficacemente, è detta "alla pecorina".Piace anche a me, per la verità, perché Simone non lascia inerti le sue mani, che mi strizzano piacevolmente le tette e titillano voluttuosamente il clitoride, dandomi sensazioni paradisiache, mentre lui accompagna ogni spinta, sempre più energica, con un 'ah...ah...ah' che è il suo grido di possesso, di vittoria, di occupazione, e che termina con un lungo 'aaaaaah' che si fonde col mio soffocato urlo orgasmico.^^^'Un giorno a Bu-Melià'.Questo era il 'servizio' che dovevo fare. Per la prima volta un giornalista avrebbe trascorso un giorno col distaccamento delle nostre forze armate in quello sperduto posto avanzato, a tremila chilometri dal mare, e a trecento dal più vicino aeroporto civile. E sarei stata io, una giornalista, una donna, a raccontare come vivevano, come operavano quegli uomini così distanti da casa loro.Programma accuratamente preparato, permessi ottenuti, non solo, ma ero stata autorizzata ad essere ospitata sull'elicottero che univa l'aeroporto civile a Bu-Melià. Elicottero militare.Simone era stato prodigo di consigli e di raccomandazioni, e mi aveva detto di mettermi sempre in contatto con lui attraverso il satellitare.Cinque ore di volo di linea, da Roma all'aeroporto civile dove, il giorno successivo, avrei fruito dell'elicottero. Due giorni per il 'servizio', il quarto giorno di nuovo elicottero, e quello successivo aereo di linea. Quindi, la sera del quinto giorno, ritorno a casa.Quasi tutto secondo programma. E quel 'quasi' doveva significare una svolta essenziale nella mia vita, una scelta che non avrei mai immaginato di fare.Tutto perfetto fino all'arrivo a Bu-Melià, ancora più perfetta, se si può dire, la collaborazione del personale militare per facilitarmi il compito. Insomma, al mattino del terzo giorno avevo già l'articolo pronto, ma decisi di perfezionarlo al ritorno in sede e non trasmetterlo col satellitare. Parlai con Simone e mi limitai a dirgli che tutto andava bene.Era la sera del terzo giorno. Cordialità a mensa, e il comandante fece un particolare brindisi in mio onore, e mi disse che, se volevo, l'indomani avrei potuto profittare che lui tornava in sede, per motivi di servizio, e che all'aeroporto civile, dove saremmo atterrati con l'elicottero, c'era un 'Falcon' ad attenderlo. Sarebbe stato lieto di ospitarmi a bordo. Nel pomeriggio saremmo arrivati a Roma. Una raccomandazione: non parlarne con nessuno, tanto meno farlo sapere al giornale, era una missione riservata.E fu così che il giorno precedente a quello previsto, scesi dal taxi, entrai in casa. Molto silenzio, in giro,Mi guardai intorno, felice di essere tornata, soddisfatta per quanto avevo potuto realizzare. Mi avviai verso la nostra camera, al piano superiore, ma passando davanti allo studio di Simone fui attratta da qualche rumore che proveniva da quella stanza. Mi avvicinai. 'Ah...ah...ah', il grido soffocato di Simone quando... Ma non ero io con lui. Allora?Mi chinai al buco della serratura. Lo so, lo so, che non si deve spiare in quel modo; ma andate a farvi benedire, sentivo che il mio compagno stava certamente scopando, ma con chi? Guardai.Il didietro di Simone che era tutto intento a stantuffare qualcuna che stava appecoronata sulla sua scrivania. Il ritmo andava sempre più intensificandosi, ed ecco il suo 'aaaaaah' finale, dopo di che, ancora qualche sussulto, e poi lui si staccò da quella 'lei', e si accinse ad alzare i pantaloni, ad abbottonarsi.'Lei' era ancora a pecoroni. Un bellissimo culetto, non c'è che dire, e doveva essere anche abbastanza giovane. Finalmente si alzò anche lei, si voltò! Era Giulia!!!Istintivamente, stavo per irrompere nella camera, gridando, chiamandoli con i peggiori epiteti. Avrei schiaffeggiato quella puttanella di mia figlia, avrei sputato in faccia a lui... Fu solo un attimo. Qualcosa, nella mente, mi disse: 'e poi'?' Già. E dopo?Con cautela, senza far rumore, riuscii da casa, richiusi piano la porta. Bussai.Dovetti anche ribussare.Ecco Simone, con la sua solita aria, come se non fosse accaduto niente.Si disse felicemente sorpreso del mio anticipato rientro, mi abbracciò, mi baciò, prese la mia sacca, mi accompagnò nella nostra camera cingendomi la vita. Gli chiesi dei ragazzi. Mi rispose:"Giacomo all'università, Giulia, credo, nella sua camera a studiare."Avevo bisogno di un bagno. Non della doccia, ma di crogiolarmi nel tepore d'una vasca, e pensare.Mi asciugai lentamente, mi profumai, mi vestii e lo raggiunsi nel suo studio.Mi propose di andare a cena fuori e dopo....Non lo lasciai finire. Andava benissimo per la cena, magari sul lago, non troppo lontano, ma dopo... avevo un forte mal di testa, certamente dovuto allo strapazzo di quei giorni.Dopo, aggiunsi, avrei cercato di rilassarmi ripercorrendo gli appunti presi o quelli registrati, e sarei andata a letto dopo aver preso un sonnifero.^^^Nessuna scenata, decisi, avrei agito diversamente.Avevo consegnato il servizio relativo a Bu-Melià, e dissi a Simone che desideravo fare qualche acquisto. Uscii dal giornale poco prima dell'ora di pranzo. Andai direttamente dove Giacomo stava a lezione, sapevo che sarebbe uscito di lì a poco, fermai l'auto proprio davanti al cancello. Mi vide subito e mi venne incontro sorridendo, con la sua solita aria pacifica e serena."Come mai sei qui?""Ho fatto delle spese, ero da queste parti, sapevo che uscivi. Ti ho aspettato. Sei a piedi?""Si, sono a piedi.""Sali, ti offro il pranzo."Salì sull'auto, indossò la cintura di sicurezza. "Grazie, Rita, sei veramente molto gentile.""Non è che guasto i tuoi programmi?""Nessun programma.""Non so, dovevi andare con qualche amica, con la tua ragazza.""Lo sai che non ho la ragazza.""Un giovane come te?"Divenne alquanto rosso, in volto. Si notava che era impacciato."Vedi, Rita, mi trovo a disagio a parlarne, anche perché ogni volta che ho tentato con papà lui ha sempre troncato tutto dicendo che sono giovane, devo attendere il mio tempo.""Tempo di cosa? Ormai sei vicino ai venti. Io credo che –scusa la brutalità- alla tua età la maggioranza dei ragazzi ha già le proprie esperienze.""Io, invece, non ne ho. Non so da che parte cominciare. Forse mi perdo in chiacchiere. Lo so che mi chiamano 'l'imbranato'.""Beh, caro Giacomo, io proprio non ti vedo come 'imbranato' con i superbi risultati scolastici che hai. Forse un po' fuori delle modernissime abitudini dei giovani."Alzò le spalle."Forse sarà come dici tu. Ma... dove stiamo andando?"Gli posai la mano sulla coscia. Affettuosamente..."Che ne dici a Sabaudia? Si mangia benissimo in quel nuovo elegante albergo.""OK"Nel togliere la mano dalla sua coscia, presi la sua e la portai sulla mia.Lui mi guardò, con un'espressione che non capii, ma rimase così."Fammi capire. A te, però, piacciono le donne?""Ma è naturale, credo.""E preferisci le pollastrelle o le 'navigate'?""Veramente non ho elementi di paragone.""Mah, io penso che tu abbia bisogno di tanta dolcezza, di coccole. In fondo sei un bambinone. Un bellissimo bambinone, ma, almeno in materia, ti senti un po' confuso. Vero?"Annuì, senza rispondere. Misi la mia mano sulla sua, che stava sempre, inerte sulla mia coscia, la strinsi e, quasi distrattamente, la trascinai un po' più in alto e più verso il grembo. Questa volta sentii che la muoveva. Una lieve stretta, poco più d'una carezza.Eravamo sulla strada Pontina, verso Sabaudia.Mi veniva da ridere. Vuoi vedere, pensavo, che Giacomo è un verginello?Guardando la strada, senza volgermi verso lui, cercai di avere una voce tranquilla, come se lo intervistassi."Giacomo, scusa. Se vuoi puoi non rispondermi. Ma dimmi, lo hai...mai... fatto?"Gli occhi gli si riempirono di lucciconi. Anche lui guardava la strada. Aveva le labbra strette. Scosse il capo, in segno di diniego. E sentii che la sua mano si appesantiva. Proprio là dove le cosce si uniscono.Forse il mio 'piano' stava procedendo nel senso desiderato.Assunsi un'aria materno-protezionistica-comprensiva.Allungai la mano, gli feci una carezza sul volto, mi voltai, senza perdere d'occhio la strada, gli sfiorai la guancia con un bacio. Mi guardò con occhi lucidi e riconoscenti. Gli sorrisi.Eccoci arrivati.Parcheggiammo, entrammo nell'hotel. Pochissima gente. Non era ancora la stagione dei bagni. Sulla spiaggia dorata, due soli ombrelloni e non più di una decina di persone. Mare abbastanza calmo. Ci chiesero se desiderassimo una cabina.Non avevamo i costumi, e poi il clima non era proprio quello adatto.Chiesi a Giacomo se gradisse stare un po' sulla spiaggia. Guardò l'orologio. In effetti eravamo quasi all'ora solita del pranzo.Risposi al receptionist che preferivamo prima andare al restaurant. Ci fece accompagnare. Anche qui poche persone. Potemmo scegliere un tavolo discretamente appartato e nel contempo di fronte al mare. Dissi a Giacomo che andavo a darmi una rinfrescata. Anche lui era della stessa idea, per sé.Le toilettes erano in fondo alla sala, nel piccolo corridoio verso la hall."Ti aspetto, Rita.""Grazie, caro, ma io sarò certamente più lenta. Tu, quando sei pronto, va pure al tavolo."Entrai nella toilette, mi guardai allo specchio. In fondo, niente male, pensai, un volto abbastanza fresco, un personale non appesantito.Prima di tornare in sala, mi ravviai i capelli, detti un leggero tocco di rossetto alle labbra, controllai il vestito, i fianchi, slacciai sia un bottone superiore che uno inferiore. Aumentava la scollatura e quando mi sedevo si sarebbe un po' aperto, specie in auto, scoprendo le gambe, anche oltre il ricamo delle 'autoreggenti' che indossavo. Chissà se Giacomo se ne sarebbe accorto.Quando giunsi al tavolo, si alzò, attese che io sedessi, sedette anche lui.Il maître ci porse il menu. "Io suggerirei, Giacomo, due 'bavettine al granchio', pochissime, e, se la hanno, una bella aragosta."Il maître assicurò che erano speciali, ancora vive, e in attesa di essere bollite e servite. Giacomo si dichiarò d'accordo. Per il vino dissi al maître che mi affidavo al sommelier.Mi curvai verso Giacomo."Speriamo che sia tutto come spero."Mi accorsi che stava fissando la mia scollatura che lasciava generosamente scorgere la mia 'quarta misura'. Per intenderci, la stessa di Moana Pozzi e della interprete di Bay-Watch. E tutto ancora ben sodo e conservato, e uso solo reggiseno a balconcino. Giacomo sembrava come incantato.Seguitai a parlargli, sottovoce."Non so cosa pensi della scelta che ho fatto..." –mi riferivo al cibo- "...ti piace?""E come se mi piace! Splendido!""Splendido?""Scusa, volevo dire splendida."Ci guardammo. Mi sembrava un po' rosso in volto. Mi veniva il desiderio di togliermi la scarpa, allungare il piede e accertarmi dell'effetto che avevo fatto sul suo 'coso'.Già, il suo 'coso' ... ancora... inutilizzato.Questo non lo avevo previsto, ma la cosa mi eccitava, e sentivo che il tepore che mi invadeva tra le gambe, lo confermava. Tutto fu al di sopra di ogni aspettativa. Anche la macedonia di frutta allo champagne.Aggiunsi una generosa mancia al conto e detti la carta di credito. Chiesi se fosse possibile stare un po' sulla spiaggia."Per me un lettino. Per te, Giacomo?""Preferisco una sedia, quelle che si chiamano da 'regista'."Il maître chinò il capo e rispose che potevamo andare in spiaggia l'assistente di spiaggia sarebbe giunto immediatamente.E così eravamo al tepore pomeridiano, e per fortuna senza vento.Il bagnino piantò l'ombrellone, distese il lettino, aprì la sedia, intascò la mancia, ringraziò e se ne andò.Mi sdraiai sul lettino."Forse potrei appisolarmi, Giacomo, ma tu svegliami, per favore."Mi accomodai, di fianco. Poiché il vestito 'tirava' un po' (non era vero) sbottonai ancora un paio di bottoni. Chiusi gli occhi, detti la sensazione di addormentarmi subito. Giacomo era in poltrona, di quelle fatte con strisce di tela, mi guardava. Mi mossi. Le mani, inavvertitamente, tirarono ancora più su il vestito, semiaperto. Cosce in mostra, e tette che stavano quasi fuoriuscendo dalla scollatura. Socchiusi appena gli occhi per guardare Giacomo. Mi fissava, vedevo e sentivo, che il suo sguardo mi percorreva tutta, frugava, cercava di insinuarsi nella scollatura, lui si chinava per scrutare meglio le gambe.Feci un lungo respiro, mi misi supina, con le gambe divaricate. Il vestito, ormai, le scopriva del tutto, credo che si vedessero anche le mutandine. Quel giorno erano leggerissime, di pizzo nero come i miei peli, e credo che qualcuno fuoriuscisse perché io sono molto parca nella depilazione. Penso che se ci sono è perché debbano rimanerci. Li considero, anzi, un abbellimento e un'attrattiva. Mi veniva in mente il racconto della mia tata –era bavarese- 'nel folto della foresta nera c'era il tesoro di Gretel'. Di Rita, quindi, come me.Giacomo si chinò verso me, tese la mano e, delicatamente, prese l'orlo del vestito per tirarlo un po' giù, ma la mano carezzava la mia coscia, si soffermava, poi pensò bene di rialzare il vestito, anche più di prima.Io avevo in mente che dovevo 'farlo' nello studio di Simone, dove lui aveva incavallato quella porcella di Giulia. Insomma, si è capito che il principio era: "tu ti sei scopata mia figlia, io mi scopo tuo figlio", ma con quel verginello era meglio cominciare l'approccio in un ambiente più consono a una 'prima volta'. Per lui, logicamente. Aprii gli occhi, gli sorrisi, alzai le gambe poggiandole sui talloni. Il vestito era completamente aperto.
"Io, quasi quasi, mi farei un vero e proprio riposino, a letto...""Vuoi rientrare?""No, pensavo di farci dare una camera.""OK, ti aspetto qui.""Ma no, tesoro, anche a te fa bene un riposino. Vieni."E fu così che ci trovammo in una camera dove, contrariamente al richiesto (con mia strizzatina d'occhio) non c'erano due lettini, ma una bel matrimoniale.Giacomo guardò il letto. Sembrava turbato, smarrito, confuso."Non ti preoccupare, Giacomino, tanto si tratta di un sonnellino. Io, però, sento la necessità di essere più libera. Userò il vestito come camicia da notte. Sparii nel bagno, con la mia capace borsa sportiva, mi denudai completamente, indossai il vestito e lo appuntai con solo due bottoni davanti. Tette liberissime, cosce e gambe ampiamente mostrate.Tornai e mi distesi sul letto."Dai, Giacomo, sdraiati. Togli il giubbotto, slaccia la cinta. Se vuoi puoi restare in boxer.""Grazie, va bene togliere il giubbotto e le scarpe."Movimenti timidi, impacciati. Si sdraiò, proprio sulla sponda, il più lontano possibile da me. Dritto, rigido, immobile. La camera era avvolta nella penombra. Mi voltai verso lui, su un fianco, con gli occhi chiusi e appesantii il respiro, come di chi dorme. Una tetta del tutto fuori dal vestito, una gamba verso di lui. Quella di sotto, mentre l'altra era stesa. Chissà se la mia 'foresta nera' era sufficientemente visibile.Dopo un po' lui si voltò verso me. E mi guardava insistentemente. L'espressione del suo volto era mutevole. Allungò piano una mano, verso il seno, la poggiò delicatamente su di esso. Era caldissima. Feci un profondo sospiro e mi avvicinai un po' a lui, sì che la mano avanzò ancora. Mi mossi appena.'Cavolo', pensavo, 'e deciditi a carezzarla'. Sentivo i capezzoli rigidi bisognosi di sentirsi toccati, baciati, ciucciati.La mia mano si poggiò sul suo petto, scese pian piano. Cintura sbottonata, ma zip alzata!Con un 'primavoltino' c'era da aspettarsi di tutto, anche che si alzasse e scappasse. Comunque, l'unica cosa da fare era tentare.Senza fretta. Giù la zip, lentamente. La sua mano afferrò la tetta, le sue dita presero il capezzolo –finalmente- lo strinsero, lo torsero con dolcezza. Ero entrata nei suoi pantaloni, nel suo boxer.Però, il ragazzo timido, era ben dotato, ed arrapato in modo indescrivibile. Mi sembrava un obelisco con una punta a pagoda, calda e fremente. Si muoveva impercettibilmente, Giacomino, eccitatissimo.Ora la sua mano era scesa. Aveva trovato la 'foresta nera'! La carezzava, timidamente, aveva quasi paura di entrarvi. Mossi le gambe per fargli comprendere che sì, quella era la strada. Lo spiavo, di sottecchi, stava ansando, era nervoso. Ormai, forse, eravamo al punto di 'non ritorno'.Non aprii gli occhi, ma mi sollevai un po' e con entrambe le mani mi destreggiai per fargli togliere i pantaloni. Lo comprese subito, collaborò. Pantaloni boxer caddero sul tappeto. L'obelisco era magnifico, maestoso. Infilai la mano sotto la sua polo, gli carezzai il petto, la sollevai. Lui la sfilò del tutto e la gettò sui pantaloni.Lo attirai a me. Ero supina... tolsi rapidamente il vestito. Rimasi nuda, col seno eretto, le gambe divaricate, vogliosa e golosa. Se era una vendetta era spaventosamente eccitante.Lo tirai tra le mie gambe, presi il fallo, lo condussi all'umido tepore della mia vagina vibrante.Entrò di colpo, frenetico... e subito dopo sentii invadermi del suo seme bollente, con la mia vagina impazzita e allupata che non si fermava. Ma quella scarica violenta che mi aveva inondata non aveva diminuita la sua virilità, anzi... e la natura gli disse come pompare, con decisione e forza. Io stavo salendo a vette sconosciute di piacere, di voluttà, sentivo che gemevo, sempre più forte, che stavo per essere travolta, sconvolta, da un orgasmo meraviglioso. Mi sembrò di perdere i sensi. Ancora un fremito, e giacqui. Esausta, mentre una seconda piena si spandeva in me. Non mi ricordavo di aver ricevuto mai tanto seme, e così caldo, nel mio grembo.Lui giaceva su me. Eravamo sudati, ansanti."Giacomino, bambino bello, sei stupendo.""Non capisco niente, Rita. Non potevo immaginare che fosse così bello. Grazie, grazie, non saprò mai come ringraziarti.""Sei contento?""Pazzamente felice, ma....""Ma, cosa!""Sei la donna di mio padre.""Sono una donna, Giacomino, solo una donna! E tu sei un maschio stupendo."Lo sentivo rifiorire in me. E questa volta fu un lunghissimo, struggente amplesso che ci condusse a voluttà incredibili, inimmaginabili.Quando, dopo baci, carezze, inebrianti ciucciate di capezzoli, sgusciò dal mio sesso, mi resi conto di quanto impiastricciati fossimo e di come la testimonianza della nostra passione lasciasse traccia nel letto.^^^Ero andata nel bagno, per ovvi motivi.Avevo alzato il mio vestito, lo avevo messo sulla spalliera della poltrona.Ero nuda, completamente, e alquanto scarmigliata,Mi sentivo bene, tremendamente bene, rilassata come non mai.Avevo lasciata la porta aperta.Giacomo era supino, con le mani sotto la nuca, le gambe semidischiuse, il fallo non completamente floscio. Mi seguiva con gli occhi, curioso, avido. Certamente aveva visto qualche femmina nuda, ma adesso aveva scoperto la 'donna'. Era qualcosa di diverso. Quando tornai, mi ero data una pettinata, mi ero lavata anche il volto.Mi sdraiai accanto a lui, nella sua stessa posizione.Si mise sulle ginocchia, seduto sui talloni, rivolto verso me, e mi guardava. Voleva sorridermi, ma la sua espressione era soprattutto di stupore, come a volte capita di fronte a un'opera d'arte, o della natura, che ci sorprende, ci incanta, ci ammalia. Guardava il mio corpo, dalla cima dei capelli all'alluce, poi fissava i miei occhi. Tornava ad esplorarmi. Allungò una mano, carezzò il mio ventre, con tenerezza, poi il seno, quindi andò al pube. Non erano del tutto accostate le mie cosce, e le schiusi di più. Si abbassò, per vedere meglio. Mi venne spontaneo di accendere la luce. Tutte le luci, del centro della camera, del comodino, della toilette.I suoi occhi mi ringraziarono.La sua mano carezzava i peli, un dito s'era intrufolato, timido ed esitante, tra le grandi labbra. Alzai le ginocchia, aprii del tutto le gambe. Dallo specchio vedevo il mio sesso, rosa, offerto ai suoi occhi affascinati. Col medio toccò i clitoride, quasi fu intimorito dal sentirlo ergersi, vibrante e voglioso. Mi guardò, senza parlare. Proseguì, sentì il rorido ingresso della mia vagina fremente. Rimase esitante, poi decise di infilarlo quel suo voluttuoso ditone, e certamente sentì le contrazioni delle pareti.Il suo 'coso', intanto, s'era impetuosamente eretto, lo afferrai. Pulsava. Non volevo interrompere la sua perlustrazione, ma Giacomo era eccitatissimo e impaziente. Mi guardò come per chiedermi se poteva farlo. Il battito delle mie ciglia gli dissero la mia attesa. Stava per montare su me. Dolcemente, con la mano, lo trattenni, lo spinsi sul letto. Ero io che desideravo cavalcarlo, impalarmi sul suo meraviglioso pennone, sentirlo in me, al massimo.Mi misi a cavallo a lui, presi il glande, lo condussi alla vagina, e mi infilai lentamente, completamente. Mi afferrò le natiche, mi attrasse a sé, poi, quando cominciai la mia cavalcata, dapprincipio controllata, prese a tormentarmi il seno, i capezzoli, e a mano a mano che il mio galoppo diveniva sempre più travolgente, il suo bacino balzava, mi veniva incontro, si allontanava, ed io stavo morendo dal piacere, avrei voluto urlare, ed a stento riuscivo a soffocare il mio gemito. Poi fui percorsa da un lungo fremito che coinvolse tutta la mia persona, mi abbassai su lui, gli misi un capezzolo tra le labbra... lui succhiò... succhiò... io ero al massimo del piacere, vicinissima al traguardo... Tagliai il traguardo con un grido di gioia, e mi abbattei, sfinita, appagata, sul suo petto, mentre un fiume di tepore balsamico si spandeva nel mio grembo."Giacomino, tesoro mio."La sua mano mi carezzava la schiena, le natiche."Rita, non lo credevo possibile.""Giacomino, perdonerai questa vecchia? La perdonerai?""Sei splendida, Rita, meravigliosa, la più bella e più giovane donna del mondo, peccato che..."Si era fermato. Taceva."Peccato che, bambino mio?""Che questa giornata è al suo termine..."Lo baciai appassionatamente."Si, amore, ma ricordi la frase famosa: 'domani è un altro giorno'?""Anche per me?""Certo, piccolo bello, certo. Domani, posdomani ed ancora..."Lo sentii muoversi in me. Era vero, cominciava ad avvicinarsi l'ora del rientro."Dobbiamo alzarci, tesoro..."Riuscii, a malavoglia, a tirarmi su, scendere dal letto, mi chinai per prendere le scarpe. Sentii qualcosa dietro me. Giacomo s'era alzato e stava abbracciandomi. E con naturalezza, il suo 'coso', sempre pronto e arzillo, s'era infilato tra le mie natiche, lo sentivo, meraviglioso e... golosa! Mi voltai verso il comodino, mi ci appoggiai con le braccia, portai dietro me una mano, presi il suo fallo e lo condussi al mio sempre fremente e insaziabile sesso.Giacomo non aveva previsto ciò, ma da quel magnifico ed eccezionale apprendista che era, mi penetrò con decisione, e si afferrò alle mie tette, cominciando uno stantuffare che mi recava sensazioni paradisiache, col mio sedere che si agitava con perfetta sincronia, e la vagina che cercava di mungerlo al meglio.Lo sentivo, e come se lo sentivo, e sentivo anche il suo 'ah...ah...ah...' che accompagnava ogni voluttuoso affondo mentre il suo pube batteva sulle mie chiappe che percepivano anche il calore dello scroto. Anche lui, come il padre: 'ah...ah...ah' e proprio quando io, ancora una volta nella stessa giornata, in pochissime ore, cosa che non mi era capitata mai, stavo godendo un orgasmo sempre più appagante, il suo lungo 'aaaaaaaah' fu contemporaneo al nuovo e delizioso straripamento delle sue inesauribili seminali.Rimanemmo abbastanza a lungo così.Fui io a dare segni di doverci muovere.Sgusciò da me, rimase in piedi. Mi tirai su... corsi in bagno, lui mi guardava incantato.^^^Il ritorno fu un misto di allegria e mestizia. Soprattutto per lui, un velo di tristezza."Pentito, Giacomo?"Mi guardò con occhioni splendenti."Come puoi immaginarlo? Una cosa incredibile, inattesa, insuperabile.""Allora, perché quel volto così pensoso, quasi sconsolato?""Perché... perché... perché.. e dopo?""Dopo che.""Dopo quello che mi hai donato, che mi hai fatto provare, come farò senza te?"Lo guardai intenzionalmente."Perché, non mi vuoi più?"Mi strinse una coscia."Non scherzare, Rita. Sarai tu a non volermi più."Gli carezzai dolcemente il volto."Sciocco bambino. Se non fossimo in auto, qui, nel traffico, ti farei vedere io se ti voglio ancora o no.""Dici davvero?""Ho l'aria di una che scherza? Io credo, invece, che le giovani ragazze ti faranno dimenticare e ridere di questa povera 'tardona' alla quale hai fatto vivere un indimenticabile pomeriggio.""Staremo ancora insieme?""Sempre e quando vorrai."Incurante della mia guida, mi baciò sulla bocca, e quasi mi toglieva del tutto la visuale.^^^Avevo sentito un qualcosa di diverso, di particolare, insolito, sorprendente, quando Giacomo entrava in me. Pensai che era la novità, la sua gioventù, l'attrazione del proibito. Perché era un 'quasi incesto'. Lo cominciai a pensare da subito.Poi, quella buffa idea del 'quasi incesto' sfumò. Dapprima lentamente, quindi totalmente. Che c'entra l'incesto, come potevo considerarlo tale quando non 'erano legami di sangue, parentela, affinità tra me e lui.Certo, non è frequente che una ultraquarantenne, anche se 'ben conservata' come me, vada a letto col ventenne figlio del suo uomo. Questo sì. Ma era così bello.Le volte successive confermarono quel voluttuoso particolare che mi faceva rabbrividire e godere in modo eccezionale e fantastico quando sentivo il suo fallo che mi penetrava... Oddio, fremo al solo pensarci.Avevamo, o meglio avevo, preso in fitto un minuscolo monolocale nel 'residence' non lontano dalla villa di Simone. Poco prima di giungervi, e poco discosto dalla Cassia. Arredato, dotato anche di biancheria da letto e da bagno. Con cucinino, frigo. Tutto, insomma. E la direzione del residence provvedeva alla pulizia, al cambio, a rifornire il frigo e ad acquistare ciò che volevamo. Bastava scriverlo sul 'notes' che era sul tavolino della cucina.Non avevamo un orario fisso, proprio per non attirare l'attenzione né dei nostri familiari né di altri, e vi giungevamo sempre divisi.Erano scopate spettacolari, che mi lasciavano senza fiato.Non mi sottraevo, logicamente, alle pur sempre garbate attenzioni sessuali di Simone. Ma con Giacomo era tutt'altra cosa.Dovevo rendermene ragione, capirlo. Era solo questione di 'testa'?Mi venne in mente di parlarne con Clara. La mia ginecologa che, tra l'altro, era anche la mia compagna di banco del liceo, la mia migliore amica, l'unica persona con la quale confidavo.Le chiesi un appuntamento per una visita, al suo studio.Volevo cominciare con un parere professionale.Mi disse che andava bene, per lei, quello stesso pomeriggio, verso sera, dopo l'ultima paziente.Fui puntualissima.Clara mi accolse con l'entusiastico affetto di sempre.Mi domandò se avevo qualche disturbo, e se l'incontro era esclusivamente professionale.La guardai, per la prima volta con qualche disagio.Come cominciare?Eravamo seduti sul divano del suo studio.Sentivo di essere molto seria. Ero venuta per una specie di curiosità, ora mi trovavo di fronte al dilemma: tacere e fingere, o dire tutto?Ormai che c'ero, dovevo dire tutto.Non dissi chi era, Giacomo, mi limitai ad accennarne come 'un giovane ventenne' che mi dava quel particolare piacere ogni volta che entrava in me. "Lo sento, Clara, lo sento... è differente... non è solo immaginazione..."Clara assunse un tono professionale.Oltre che ginecologa era anche una bravissima sessuologa e studiosa dei problemi collegati a tale materia.Fece un profondo respiro."Scusa, Rita, è un bullo, un giovane spavaldo e prepotente?""Ma no, Clara, è un bellissimo ragazzo, ma buono, carino, gentile. Un ragazzo di buona famiglia. Frequenta l'università""Trovi che il suo pene sia troppo grosso?""Grosso è, ma non 'troppo'.""Cerca di spiegarmi cosa intendi per 'insolita' sensazione.""Vedi, mi sembra che oltre il suo fallo entri in me anche un dito che, entrando mi carezza, mi titilla, mi porta quasi subito all'orgasmo. E che orgasmo!""Beh, può capitare una coincidenza. Il glande può avere una protuberanza proprio in corrispondenza a quella parte della vagina che, secondo recenti ricerche, contiene il punto 'G'. Quindi, quella protuberanza titilla, come dici tu, quel punto e di conseguenza avviene qualcosa di particolarmente... piacevole. Sono eventi rarissimi, ma... beata chi lo può constatare. Ma dimmi, come ti è capitato di incontrare questo raro e delizioso fenomeno?"Alzai le spalle."Niente, Clara, l'ho fatto per vendetta.""Vendetta?"Annuii."Si!""Che meravigliosa e fortunata vendetta!"Parlammo di altro, ricordammo i nostri tempi passati.Quando la salutai, mi raccomandò di vendicarmi il più possibile!^^^Dovevo rendermene conto.Giacomo era sul letto, nudo. Io accanto a lui, ...vestita come lui!Il fallo era, come al solito, rubizzo e... pronto.Lo presi dolcemente nella mia mano, mi chinai su lui, lo scappellai teneramente. Lo osservai accuratamente.Era vero! Sulla parte superiore esterna c'era come una gobbetta.Quella gobbetta corrispondeva alla parete superiore della mia vagina.Evidentemente il mio punto 'G' era là!Mi misi a cavallo a lui. Sempre tenendo il suo glande tra le dita, mi impalai lentamente, molto lentamente, e sì, proprio così, a un certo momento, sentii sconvolgermi da quella eccitante sensazione di sensualità. Mi sollevai un po', tornai ad abbassarmi. Era così: la gobbetta strofinava un certo punto della mia vagina e sembrava come se spingesse il 'bottone' della voluttà. Una voluttà travolgente.Forse era questo che intendeva Henry Miller quando prometteva a Tania di 'stirarle le pieghe della sua fica', nel 'Tropico del cancro'.Certo che Giacomo aveva il ferro giusto per stirare le mie.E ne profittai.Le cose andarono avanti così per un bel po'. Ma questa mia vendetta era strana. Lo sapevo solo io che era una vendetta!E' vero che la vendetta è un 'piatto che va gustato freddo, ma, a parte le numerose ripetute degustazioni che non intendevo interrompere, c'era, come dire, il completamento vendicativo quello che può essere definita la 'notifica della vendetta'.Ci siamo.Simone mi telefona, mi dice che doveva trattenersi al giornale e che, invece della solita ora, sarà a casa alle 23 precise. Non dovevo attenderlo per la cena.Comunicai la cosa a Giacomo, Giulia era in gita con una amica, ma con una lieve modifica: 'tuo padre, per sopravvenute esigenze, sarà al giornale tutta la notte'.Quindi allestii la cena, con particolare cura nell'apparecchiare la tavola, scelta di vino particolare ed anche una 'demi' di champagne. Non c'era motivo ufficiale di festeggiare, ma io lo avevo e qualcosa l'avrei inventata per giustificare, con Giacomo, quella bevuta.Cena, come al solito, alle 21 esatte. Poi in salotto a vedere la TV, sul divano.Mancava più di un'ora al rientro di Simone. Lui era cronometrico, fino alla esasperazione.Dovevo calcolare e dosare i tempi.Qualche commento sui fatti del giorno, sul telegiornale, poi, con molta accortezza, qualche 'avance', da parte mia, senza correre troppo, però. Ogni tanto Giacomo diventava impaziente, deliziosamente impaziente, ma io sapevo che quella sera dovevo condurlo quasi insensibilmente al punto che mi ero prefissa.Mancava poco alle 23.Gli chiesi scusa, gli dissi che dovevo allontanarmi per un momento e che, poi, sarei andata nello studio di Simone per cercare alcune carte, anzi, era meglio se mi avesse preceduto, l'avrei raggiunto in pochi minuti.Il tempo di andare in camera, darmi una 'rinfrescata', dappertutto, togliermi le mutandine, guardarmi allo specchio, una ritoccatine qua e là. Ed eccomi nello studio, dove Giacomo mi aveva preceduto, lasciando la porta appena dischiusa. Dalla fessura, dalla serratura, si vedeva benissimo la scrivania.Andai alla poltrona, l'allontanai, rimasi in piedi, mi chinai per aprire un cassetto."Giacomo, per favore, vieni qui. Aiutami."Giacomo era dietro me, ne profittò, come avevo previsto, per abbracciarmi, palparmi le tette, spingere il suo voluttuoso malloppo tra le natiche, infilare la mano sotto il vestito..."Ma tu, Rita, sei..."Mossi il deretano, significativamente."Sono come... mi senti..."Nel contempo, poiché la pendola stava per battere undici rintocchi, mi poggiai sulla scrivania, nella posizione che a lui, sapevo, piaceva moltissimo.Infatti, armeggiò per sollevare il vestito e rovesciarlo sulla mia schiena, abbassare la zip dei suoi pantaloni, abbassarli, sfilarli del tutto, togliersi il boxer, e tra le mie bramose chiappe sentii procedere lo scettro vivente che mi faceva morire di piacere. Avanzò, maestoso, grandioso, imponente, e s'infilò, possente, tra le vibranti labbra della mia avida e vorace vagina che fu percorsa da quell'inebriante brivido che solo lui sapeva donarmi.Sentii, in quel momento, che stava aprendosi l'uscio di casa.Giacomo aveva cominciato la sua frenetica progressione verso il piacere che ci avrebbe travolto.Ad ogni voluttuoso 'colpo' il suo 'ah...'.Alzai appena il capo per guardare lo spiraglio. Vedevo un occhio!Il ritmo di Giacomo era incalzante, sempre di più.'ah... ah... ah...'Io mi dimenavo pazzamente, e mugolavo.
Poi la fusione dei nostri gemiti, sospiri; e il comune, appagante, meraviglioso, lungo 'aaaaaaaaaah!'L'occhio, allo spiraglio della porta, era fisso su di noi. Poco dopo sparì.Giacomo rimase ancora un po' in me, poi sgusciò.I suoi boxer ci servirono per impedire di lasciare tracce sul pavimento.Gli dissi che era stato bellissimo, che dovevo andare un po' in camera.Andai in camera.Simone, in camicia, con la cravatta slacciata, era seduto in poltrona, con una espressione spaventosa, come di un condannato a morte.Entrai, chiusi la porta.Mi guardò con occhi stanchi, sbalorditi.La voce era bassa, roca."Ti ho visto, Rita. Con mio figlio...."Mi fermai di fronte a lui, eretta, quasi in atteggiamento di minaccia."Lo so, Simone. Ma non dirgli niente... Come io non ho detto niente a Giulia!"^^^ ^^^ ^^^
"Io, quasi quasi, mi farei un vero e proprio riposino, a letto...""Vuoi rientrare?""No, pensavo di farci dare una camera.""OK, ti aspetto qui.""Ma no, tesoro, anche a te fa bene un riposino. Vieni."E fu così che ci trovammo in una camera dove, contrariamente al richiesto (con mia strizzatina d'occhio) non c'erano due lettini, ma una bel matrimoniale.Giacomo guardò il letto. Sembrava turbato, smarrito, confuso."Non ti preoccupare, Giacomino, tanto si tratta di un sonnellino. Io, però, sento la necessità di essere più libera. Userò il vestito come camicia da notte. Sparii nel bagno, con la mia capace borsa sportiva, mi denudai completamente, indossai il vestito e lo appuntai con solo due bottoni davanti. Tette liberissime, cosce e gambe ampiamente mostrate.Tornai e mi distesi sul letto."Dai, Giacomo, sdraiati. Togli il giubbotto, slaccia la cinta. Se vuoi puoi restare in boxer.""Grazie, va bene togliere il giubbotto e le scarpe."Movimenti timidi, impacciati. Si sdraiò, proprio sulla sponda, il più lontano possibile da me. Dritto, rigido, immobile. La camera era avvolta nella penombra. Mi voltai verso lui, su un fianco, con gli occhi chiusi e appesantii il respiro, come di chi dorme. Una tetta del tutto fuori dal vestito, una gamba verso di lui. Quella di sotto, mentre l'altra era stesa. Chissà se la mia 'foresta nera' era sufficientemente visibile.Dopo un po' lui si voltò verso me. E mi guardava insistentemente. L'espressione del suo volto era mutevole. Allungò piano una mano, verso il seno, la poggiò delicatamente su di esso. Era caldissima. Feci un profondo sospiro e mi avvicinai un po' a lui, sì che la mano avanzò ancora. Mi mossi appena.'Cavolo', pensavo, 'e deciditi a carezzarla'. Sentivo i capezzoli rigidi bisognosi di sentirsi toccati, baciati, ciucciati.La mia mano si poggiò sul suo petto, scese pian piano. Cintura sbottonata, ma zip alzata!Con un 'primavoltino' c'era da aspettarsi di tutto, anche che si alzasse e scappasse. Comunque, l'unica cosa da fare era tentare.Senza fretta. Giù la zip, lentamente. La sua mano afferrò la tetta, le sue dita presero il capezzolo –finalmente- lo strinsero, lo torsero con dolcezza. Ero entrata nei suoi pantaloni, nel suo boxer.Però, il ragazzo timido, era ben dotato, ed arrapato in modo indescrivibile. Mi sembrava un obelisco con una punta a pagoda, calda e fremente. Si muoveva impercettibilmente, Giacomino, eccitatissimo.Ora la sua mano era scesa. Aveva trovato la 'foresta nera'! La carezzava, timidamente, aveva quasi paura di entrarvi. Mossi le gambe per fargli comprendere che sì, quella era la strada. Lo spiavo, di sottecchi, stava ansando, era nervoso. Ormai, forse, eravamo al punto di 'non ritorno'.Non aprii gli occhi, ma mi sollevai un po' e con entrambe le mani mi destreggiai per fargli togliere i pantaloni. Lo comprese subito, collaborò. Pantaloni boxer caddero sul tappeto. L'obelisco era magnifico, maestoso. Infilai la mano sotto la sua polo, gli carezzai il petto, la sollevai. Lui la sfilò del tutto e la gettò sui pantaloni.Lo attirai a me. Ero supina... tolsi rapidamente il vestito. Rimasi nuda, col seno eretto, le gambe divaricate, vogliosa e golosa. Se era una vendetta era spaventosamente eccitante.Lo tirai tra le mie gambe, presi il fallo, lo condussi all'umido tepore della mia vagina vibrante.Entrò di colpo, frenetico... e subito dopo sentii invadermi del suo seme bollente, con la mia vagina impazzita e allupata che non si fermava. Ma quella scarica violenta che mi aveva inondata non aveva diminuita la sua virilità, anzi... e la natura gli disse come pompare, con decisione e forza. Io stavo salendo a vette sconosciute di piacere, di voluttà, sentivo che gemevo, sempre più forte, che stavo per essere travolta, sconvolta, da un orgasmo meraviglioso. Mi sembrò di perdere i sensi. Ancora un fremito, e giacqui. Esausta, mentre una seconda piena si spandeva in me. Non mi ricordavo di aver ricevuto mai tanto seme, e così caldo, nel mio grembo.Lui giaceva su me. Eravamo sudati, ansanti."Giacomino, bambino bello, sei stupendo.""Non capisco niente, Rita. Non potevo immaginare che fosse così bello. Grazie, grazie, non saprò mai come ringraziarti.""Sei contento?""Pazzamente felice, ma....""Ma, cosa!""Sei la donna di mio padre.""Sono una donna, Giacomino, solo una donna! E tu sei un maschio stupendo."Lo sentivo rifiorire in me. E questa volta fu un lunghissimo, struggente amplesso che ci condusse a voluttà incredibili, inimmaginabili.Quando, dopo baci, carezze, inebrianti ciucciate di capezzoli, sgusciò dal mio sesso, mi resi conto di quanto impiastricciati fossimo e di come la testimonianza della nostra passione lasciasse traccia nel letto.^^^Ero andata nel bagno, per ovvi motivi.Avevo alzato il mio vestito, lo avevo messo sulla spalliera della poltrona.Ero nuda, completamente, e alquanto scarmigliata,Mi sentivo bene, tremendamente bene, rilassata come non mai.Avevo lasciata la porta aperta.Giacomo era supino, con le mani sotto la nuca, le gambe semidischiuse, il fallo non completamente floscio. Mi seguiva con gli occhi, curioso, avido. Certamente aveva visto qualche femmina nuda, ma adesso aveva scoperto la 'donna'. Era qualcosa di diverso. Quando tornai, mi ero data una pettinata, mi ero lavata anche il volto.Mi sdraiai accanto a lui, nella sua stessa posizione.Si mise sulle ginocchia, seduto sui talloni, rivolto verso me, e mi guardava. Voleva sorridermi, ma la sua espressione era soprattutto di stupore, come a volte capita di fronte a un'opera d'arte, o della natura, che ci sorprende, ci incanta, ci ammalia. Guardava il mio corpo, dalla cima dei capelli all'alluce, poi fissava i miei occhi. Tornava ad esplorarmi. Allungò una mano, carezzò il mio ventre, con tenerezza, poi il seno, quindi andò al pube. Non erano del tutto accostate le mie cosce, e le schiusi di più. Si abbassò, per vedere meglio. Mi venne spontaneo di accendere la luce. Tutte le luci, del centro della camera, del comodino, della toilette.I suoi occhi mi ringraziarono.La sua mano carezzava i peli, un dito s'era intrufolato, timido ed esitante, tra le grandi labbra. Alzai le ginocchia, aprii del tutto le gambe. Dallo specchio vedevo il mio sesso, rosa, offerto ai suoi occhi affascinati. Col medio toccò i clitoride, quasi fu intimorito dal sentirlo ergersi, vibrante e voglioso. Mi guardò, senza parlare. Proseguì, sentì il rorido ingresso della mia vagina fremente. Rimase esitante, poi decise di infilarlo quel suo voluttuoso ditone, e certamente sentì le contrazioni delle pareti.Il suo 'coso', intanto, s'era impetuosamente eretto, lo afferrai. Pulsava. Non volevo interrompere la sua perlustrazione, ma Giacomo era eccitatissimo e impaziente. Mi guardò come per chiedermi se poteva farlo. Il battito delle mie ciglia gli dissero la mia attesa. Stava per montare su me. Dolcemente, con la mano, lo trattenni, lo spinsi sul letto. Ero io che desideravo cavalcarlo, impalarmi sul suo meraviglioso pennone, sentirlo in me, al massimo.Mi misi a cavallo a lui, presi il glande, lo condussi alla vagina, e mi infilai lentamente, completamente. Mi afferrò le natiche, mi attrasse a sé, poi, quando cominciai la mia cavalcata, dapprincipio controllata, prese a tormentarmi il seno, i capezzoli, e a mano a mano che il mio galoppo diveniva sempre più travolgente, il suo bacino balzava, mi veniva incontro, si allontanava, ed io stavo morendo dal piacere, avrei voluto urlare, ed a stento riuscivo a soffocare il mio gemito. Poi fui percorsa da un lungo fremito che coinvolse tutta la mia persona, mi abbassai su lui, gli misi un capezzolo tra le labbra... lui succhiò... succhiò... io ero al massimo del piacere, vicinissima al traguardo... Tagliai il traguardo con un grido di gioia, e mi abbattei, sfinita, appagata, sul suo petto, mentre un fiume di tepore balsamico si spandeva nel mio grembo."Giacomino, tesoro mio."La sua mano mi carezzava la schiena, le natiche."Rita, non lo credevo possibile.""Giacomino, perdonerai questa vecchia? La perdonerai?""Sei splendida, Rita, meravigliosa, la più bella e più giovane donna del mondo, peccato che..."Si era fermato. Taceva."Peccato che, bambino mio?""Che questa giornata è al suo termine..."Lo baciai appassionatamente."Si, amore, ma ricordi la frase famosa: 'domani è un altro giorno'?""Anche per me?""Certo, piccolo bello, certo. Domani, posdomani ed ancora..."Lo sentii muoversi in me. Era vero, cominciava ad avvicinarsi l'ora del rientro."Dobbiamo alzarci, tesoro..."Riuscii, a malavoglia, a tirarmi su, scendere dal letto, mi chinai per prendere le scarpe. Sentii qualcosa dietro me. Giacomo s'era alzato e stava abbracciandomi. E con naturalezza, il suo 'coso', sempre pronto e arzillo, s'era infilato tra le mie natiche, lo sentivo, meraviglioso e... golosa! Mi voltai verso il comodino, mi ci appoggiai con le braccia, portai dietro me una mano, presi il suo fallo e lo condussi al mio sempre fremente e insaziabile sesso.Giacomo non aveva previsto ciò, ma da quel magnifico ed eccezionale apprendista che era, mi penetrò con decisione, e si afferrò alle mie tette, cominciando uno stantuffare che mi recava sensazioni paradisiache, col mio sedere che si agitava con perfetta sincronia, e la vagina che cercava di mungerlo al meglio.Lo sentivo, e come se lo sentivo, e sentivo anche il suo 'ah...ah...ah...' che accompagnava ogni voluttuoso affondo mentre il suo pube batteva sulle mie chiappe che percepivano anche il calore dello scroto. Anche lui, come il padre: 'ah...ah...ah' e proprio quando io, ancora una volta nella stessa giornata, in pochissime ore, cosa che non mi era capitata mai, stavo godendo un orgasmo sempre più appagante, il suo lungo 'aaaaaaaah' fu contemporaneo al nuovo e delizioso straripamento delle sue inesauribili seminali.Rimanemmo abbastanza a lungo così.Fui io a dare segni di doverci muovere.Sgusciò da me, rimase in piedi. Mi tirai su... corsi in bagno, lui mi guardava incantato.^^^Il ritorno fu un misto di allegria e mestizia. Soprattutto per lui, un velo di tristezza."Pentito, Giacomo?"Mi guardò con occhioni splendenti."Come puoi immaginarlo? Una cosa incredibile, inattesa, insuperabile.""Allora, perché quel volto così pensoso, quasi sconsolato?""Perché... perché... perché.. e dopo?""Dopo che.""Dopo quello che mi hai donato, che mi hai fatto provare, come farò senza te?"Lo guardai intenzionalmente."Perché, non mi vuoi più?"Mi strinse una coscia."Non scherzare, Rita. Sarai tu a non volermi più."Gli carezzai dolcemente il volto."Sciocco bambino. Se non fossimo in auto, qui, nel traffico, ti farei vedere io se ti voglio ancora o no.""Dici davvero?""Ho l'aria di una che scherza? Io credo, invece, che le giovani ragazze ti faranno dimenticare e ridere di questa povera 'tardona' alla quale hai fatto vivere un indimenticabile pomeriggio.""Staremo ancora insieme?""Sempre e quando vorrai."Incurante della mia guida, mi baciò sulla bocca, e quasi mi toglieva del tutto la visuale.^^^Avevo sentito un qualcosa di diverso, di particolare, insolito, sorprendente, quando Giacomo entrava in me. Pensai che era la novità, la sua gioventù, l'attrazione del proibito. Perché era un 'quasi incesto'. Lo cominciai a pensare da subito.Poi, quella buffa idea del 'quasi incesto' sfumò. Dapprima lentamente, quindi totalmente. Che c'entra l'incesto, come potevo considerarlo tale quando non 'erano legami di sangue, parentela, affinità tra me e lui.Certo, non è frequente che una ultraquarantenne, anche se 'ben conservata' come me, vada a letto col ventenne figlio del suo uomo. Questo sì. Ma era così bello.Le volte successive confermarono quel voluttuoso particolare che mi faceva rabbrividire e godere in modo eccezionale e fantastico quando sentivo il suo fallo che mi penetrava... Oddio, fremo al solo pensarci.Avevamo, o meglio avevo, preso in fitto un minuscolo monolocale nel 'residence' non lontano dalla villa di Simone. Poco prima di giungervi, e poco discosto dalla Cassia. Arredato, dotato anche di biancheria da letto e da bagno. Con cucinino, frigo. Tutto, insomma. E la direzione del residence provvedeva alla pulizia, al cambio, a rifornire il frigo e ad acquistare ciò che volevamo. Bastava scriverlo sul 'notes' che era sul tavolino della cucina.Non avevamo un orario fisso, proprio per non attirare l'attenzione né dei nostri familiari né di altri, e vi giungevamo sempre divisi.Erano scopate spettacolari, che mi lasciavano senza fiato.Non mi sottraevo, logicamente, alle pur sempre garbate attenzioni sessuali di Simone. Ma con Giacomo era tutt'altra cosa.Dovevo rendermene ragione, capirlo. Era solo questione di 'testa'?Mi venne in mente di parlarne con Clara. La mia ginecologa che, tra l'altro, era anche la mia compagna di banco del liceo, la mia migliore amica, l'unica persona con la quale confidavo.Le chiesi un appuntamento per una visita, al suo studio.Volevo cominciare con un parere professionale.Mi disse che andava bene, per lei, quello stesso pomeriggio, verso sera, dopo l'ultima paziente.Fui puntualissima.Clara mi accolse con l'entusiastico affetto di sempre.Mi domandò se avevo qualche disturbo, e se l'incontro era esclusivamente professionale.La guardai, per la prima volta con qualche disagio.Come cominciare?Eravamo seduti sul divano del suo studio.Sentivo di essere molto seria. Ero venuta per una specie di curiosità, ora mi trovavo di fronte al dilemma: tacere e fingere, o dire tutto?Ormai che c'ero, dovevo dire tutto.Non dissi chi era, Giacomo, mi limitai ad accennarne come 'un giovane ventenne' che mi dava quel particolare piacere ogni volta che entrava in me. "Lo sento, Clara, lo sento... è differente... non è solo immaginazione..."Clara assunse un tono professionale.Oltre che ginecologa era anche una bravissima sessuologa e studiosa dei problemi collegati a tale materia.Fece un profondo respiro."Scusa, Rita, è un bullo, un giovane spavaldo e prepotente?""Ma no, Clara, è un bellissimo ragazzo, ma buono, carino, gentile. Un ragazzo di buona famiglia. Frequenta l'università""Trovi che il suo pene sia troppo grosso?""Grosso è, ma non 'troppo'.""Cerca di spiegarmi cosa intendi per 'insolita' sensazione.""Vedi, mi sembra che oltre il suo fallo entri in me anche un dito che, entrando mi carezza, mi titilla, mi porta quasi subito all'orgasmo. E che orgasmo!""Beh, può capitare una coincidenza. Il glande può avere una protuberanza proprio in corrispondenza a quella parte della vagina che, secondo recenti ricerche, contiene il punto 'G'. Quindi, quella protuberanza titilla, come dici tu, quel punto e di conseguenza avviene qualcosa di particolarmente... piacevole. Sono eventi rarissimi, ma... beata chi lo può constatare. Ma dimmi, come ti è capitato di incontrare questo raro e delizioso fenomeno?"Alzai le spalle."Niente, Clara, l'ho fatto per vendetta.""Vendetta?"Annuii."Si!""Che meravigliosa e fortunata vendetta!"Parlammo di altro, ricordammo i nostri tempi passati.Quando la salutai, mi raccomandò di vendicarmi il più possibile!^^^Dovevo rendermene conto.Giacomo era sul letto, nudo. Io accanto a lui, ...vestita come lui!Il fallo era, come al solito, rubizzo e... pronto.Lo presi dolcemente nella mia mano, mi chinai su lui, lo scappellai teneramente. Lo osservai accuratamente.Era vero! Sulla parte superiore esterna c'era come una gobbetta.Quella gobbetta corrispondeva alla parete superiore della mia vagina.Evidentemente il mio punto 'G' era là!Mi misi a cavallo a lui. Sempre tenendo il suo glande tra le dita, mi impalai lentamente, molto lentamente, e sì, proprio così, a un certo momento, sentii sconvolgermi da quella eccitante sensazione di sensualità. Mi sollevai un po', tornai ad abbassarmi. Era così: la gobbetta strofinava un certo punto della mia vagina e sembrava come se spingesse il 'bottone' della voluttà. Una voluttà travolgente.Forse era questo che intendeva Henry Miller quando prometteva a Tania di 'stirarle le pieghe della sua fica', nel 'Tropico del cancro'.Certo che Giacomo aveva il ferro giusto per stirare le mie.E ne profittai.Le cose andarono avanti così per un bel po'. Ma questa mia vendetta era strana. Lo sapevo solo io che era una vendetta!E' vero che la vendetta è un 'piatto che va gustato freddo, ma, a parte le numerose ripetute degustazioni che non intendevo interrompere, c'era, come dire, il completamento vendicativo quello che può essere definita la 'notifica della vendetta'.Ci siamo.Simone mi telefona, mi dice che doveva trattenersi al giornale e che, invece della solita ora, sarà a casa alle 23 precise. Non dovevo attenderlo per la cena.Comunicai la cosa a Giacomo, Giulia era in gita con una amica, ma con una lieve modifica: 'tuo padre, per sopravvenute esigenze, sarà al giornale tutta la notte'.Quindi allestii la cena, con particolare cura nell'apparecchiare la tavola, scelta di vino particolare ed anche una 'demi' di champagne. Non c'era motivo ufficiale di festeggiare, ma io lo avevo e qualcosa l'avrei inventata per giustificare, con Giacomo, quella bevuta.Cena, come al solito, alle 21 esatte. Poi in salotto a vedere la TV, sul divano.Mancava più di un'ora al rientro di Simone. Lui era cronometrico, fino alla esasperazione.Dovevo calcolare e dosare i tempi.Qualche commento sui fatti del giorno, sul telegiornale, poi, con molta accortezza, qualche 'avance', da parte mia, senza correre troppo, però. Ogni tanto Giacomo diventava impaziente, deliziosamente impaziente, ma io sapevo che quella sera dovevo condurlo quasi insensibilmente al punto che mi ero prefissa.Mancava poco alle 23.Gli chiesi scusa, gli dissi che dovevo allontanarmi per un momento e che, poi, sarei andata nello studio di Simone per cercare alcune carte, anzi, era meglio se mi avesse preceduto, l'avrei raggiunto in pochi minuti.Il tempo di andare in camera, darmi una 'rinfrescata', dappertutto, togliermi le mutandine, guardarmi allo specchio, una ritoccatine qua e là. Ed eccomi nello studio, dove Giacomo mi aveva preceduto, lasciando la porta appena dischiusa. Dalla fessura, dalla serratura, si vedeva benissimo la scrivania.Andai alla poltrona, l'allontanai, rimasi in piedi, mi chinai per aprire un cassetto."Giacomo, per favore, vieni qui. Aiutami."Giacomo era dietro me, ne profittò, come avevo previsto, per abbracciarmi, palparmi le tette, spingere il suo voluttuoso malloppo tra le natiche, infilare la mano sotto il vestito..."Ma tu, Rita, sei..."Mossi il deretano, significativamente."Sono come... mi senti..."Nel contempo, poiché la pendola stava per battere undici rintocchi, mi poggiai sulla scrivania, nella posizione che a lui, sapevo, piaceva moltissimo.Infatti, armeggiò per sollevare il vestito e rovesciarlo sulla mia schiena, abbassare la zip dei suoi pantaloni, abbassarli, sfilarli del tutto, togliersi il boxer, e tra le mie bramose chiappe sentii procedere lo scettro vivente che mi faceva morire di piacere. Avanzò, maestoso, grandioso, imponente, e s'infilò, possente, tra le vibranti labbra della mia avida e vorace vagina che fu percorsa da quell'inebriante brivido che solo lui sapeva donarmi.Sentii, in quel momento, che stava aprendosi l'uscio di casa.Giacomo aveva cominciato la sua frenetica progressione verso il piacere che ci avrebbe travolto.Ad ogni voluttuoso 'colpo' il suo 'ah...'.Alzai appena il capo per guardare lo spiraglio. Vedevo un occhio!Il ritmo di Giacomo era incalzante, sempre di più.'ah... ah... ah...'Io mi dimenavo pazzamente, e mugolavo.
Poi la fusione dei nostri gemiti, sospiri; e il comune, appagante, meraviglioso, lungo 'aaaaaaaaaah!'L'occhio, allo spiraglio della porta, era fisso su di noi. Poco dopo sparì.Giacomo rimase ancora un po' in me, poi sgusciò.I suoi boxer ci servirono per impedire di lasciare tracce sul pavimento.Gli dissi che era stato bellissimo, che dovevo andare un po' in camera.Andai in camera.Simone, in camicia, con la cravatta slacciata, era seduto in poltrona, con una espressione spaventosa, come di un condannato a morte.Entrai, chiusi la porta.Mi guardò con occhi stanchi, sbalorditi.La voce era bassa, roca."Ti ho visto, Rita. Con mio figlio...."Mi fermai di fronte a lui, eretta, quasi in atteggiamento di minaccia."Lo so, Simone. Ma non dirgli niente... Come io non ho detto niente a Giulia!"^^^ ^^^ ^^^
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